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02/03/2019 - N.

Coldiretti Cuneo: Asti DOCG, eccellenza in cerca di valorizzazione. Il Consorzio mantenga gli impegni presi

Nel 2018 le bollicine tricolori di spumante hanno dominato nettamente nei brindisi mondiali davanti al blasonato Champagne francese. Con un’amara eccezione: mentre lo spumante italiano va lontano, l’Asti DOCG - che include le tipologie Moscato d’Asti, Asti dolce e Asti secco - fatica a spiccare il volo.
Nella Granda 4.300 ettari di colline sono coltivate a moscato e qui si concentra la metà delle 4.500 aziende viticole piemontesi produttrici di moscato. La nostra provincia contribuisce al 50% dell’intero valore produttivo di Moscato d’Asti e Asti spumante nelle versioni dolce e secco.
A livello regionale, sono 10.000 gli ettari di moscato, distribuiti fra le province di Asti ed Alessandria, oltre che di Cuneo, per una produzione che nel 2018 ha raggiunto quota 80 milioni di bottiglie ed un valore complessivo di almeno 400 milioni di euro.
“Questi numeri - commenta il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo, Roberto Moncalvo - fanno luce sull’importanza economica della filiera del moscato, ma impongono anche un deciso cambio di passo nella promozione”.
Come specificato sul sito Internet istituzionale, il Consorzio dell’Asti DOCG ha come obiettivo principale “svolgere tutto quanto è ritenuto necessario per la tutela, la valorizzazione e la promozione, in Italia e nel mondo, dell’Asti e del Moscato d’Asti”. Ma è davvero così?
“Non ci risulta che il Consorzio si stia impegnando come dovrebbe nella promozione del prodotto nel nostro Paese e oltre confine, lasciando questo compito oneroso ai singoli produttori - rimarca Moncalvo -. Fatichiamo a capire quale sia la strategia di comunicazione intrapresa e sentiamo fortemente l’esigenza di una promozione istituzionale coordinata che, invece, manca del tutto”.
L’assenza di un’adeguata strategia promozionale riguarda in particolare la nuova DOCG Asti Secco che, avendo debuttato sui mercati solo recentemente - la prima volta con la vendemmia 2017 - necessita più delle altre denominazioni di campagne di valorizzazione mirate.
Infine, resta aperta la questione del prodotto stoccato da svincolare. “Il Consorzio - chiede Tino Arosio, Direttore di Coldiretti Cuneo - mantenga l’impegno preso sullo sblocco della riserva vendemmiale di Moscato. Il ritardo, o peggio ancora il diniego, oltre che tradire quanto già pattuito, danneggerebbe le aziende che hanno investito in promozione e ora si trovano assurdamente a non poter soddisfare le richieste pendenti di fornitura. Costringere a non classificare il Moscato con la DOCG è deleterio perché scredita il prodotto, deprezzandolo, e alimenta il mercato parallelo dei vini anonimi, con gravi effetti per l’immagine e l’economia del nostro territorio”.